Negli ultimi tempi prendere dei mezzi pubblici, specie in una grande città, potrebbe essere una faccenda complessa spesso senza lieto fine. Non si trovano i mezzi, sono sempre in ritardo e affollati . Alcune volte passano tutti insieme e poi passano ore prima che viene un altro mezzo. Sembra che non ci sia organizzazione, e la chiave per una soluzione non si trova. Alcune corse saltano, alcune fermate sono prive di paline elettroniche e di pensiline. I disagi sono all’ordine del giorno. Gli scioperi sono una piaga e certe giornate sono da archiviare per i ritardi e ulteriori problemi come i guasti e le rotture. La gente si limita a mormorare, a borbottare e poi procede a testa bassa. Anche i bambini si sono rassegnati al caos del traffico e dei mezzi e sembrano ormai ragionare come adulti. Ci sono molte contraddizioni, molte incongruenze. Il bilancio dei mezzi pubblici è disastroso e pesa sulle spalle dei cittadini inermi. A tutto questo si deve aggiungere un abbassamento del livello di educazione del personale. Non si può mettere una pietra sopra ai tanti episodi di intolleranza e maleducazione che non ci riconcilia con certe aziende di trasporto. Ci sono conducenti dei mezzi che sono rispettosi, gentili, che aiutano gli anziani a salire, ma ci sono pure quelli che danno risposte sarcastiche, pungenti, che si comportano in modo equivoco e maldestro. Alle domande degli utenti rispondono male, con risposte vaghe o chiaramente ironiche. Alla domanda ad esempio quando parte il bus a quale orario rispondono ridendo al prossimo semaforo. Alla domanda del perché della sostituzione dei tram con delle navette rispondono di farsi gli affari propri come se non fossero affari dei cittadini sapere quanto torneranno a casa. Persone che escono dal lavoro alle diciassette si ritrovano a casa alle ventuno di sera. Sulle strade si perdono ore. Il giorno che si volterà pagina sarà un sollievo. Ci sono ai capolinea conducenti che dicono che parte prima un mezzo fanno salire la gente e poi ne parte un altro subito dopo completamente vuoto. Nessuno si aspetta questi scherzi di pessimo gusto anche perché la gente ha degli impegni e non può mettere le radici nei capolinea. Ci vorrebbe una piccola rivoluzione che consenta di riconciliare cittadini e aziende di trasporto pubblico. Tutto sembra complicato e la gente per stare più serena prende l’auto privata intasando strade e arterie. Ci vorrebbe una soluzione definitiva non provvedimenti tampone non risolutivi. Ci vorrebbe una scuola di educazione al contatto umano. E’ vero che il personale delle aziende di trasporto spesso è stato fatto oggetto di minacce, violenze. Nelle scuole oltre alle nozioni aride si dovrebbe insegnare la facoltà di essere educati. Evidentemente l’educazione si è addormentata, si è ridotta in molti ambiti e ha provocato ferite e tragici epiloghi come risse, botte, insulti. Si deve tentare di procedere a una nuova rieducazione che è fondamentale. La maleducazione dovrebbe essere detestata a tutti i livelli. Bisogna insegnare che gli altri non sono oggetti, cavie, utenti ma persone parlanti, dotate di dignità, da amare e assecondare fin dove è possibile. Molti autisti sono compiaciuti della loro vanità professionale che però non riscuote simpatia e non è accettata volentieri. Bisogna escogitare un nuovo metodo educativo, naturale, diretto che incuta il rispetto degli altri senza freddo rigore accademico, ma che sia pratico basato sulla confidenza e la spontaneità senza forzature e paure.
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